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Dal welfare al wellbeing: benvenuti nell’era della people centricity

In Italia solo il 4% dei lavoratori risulta “coinvolto” nel proprio lavoro, contro una media mondiale del 21% (Fonte Gallup). L’emergenza burnout non accenna a rientrare. Al contrario, supera i picchi raggiunti in pandemia. Il fenomeno è talmente in crescita che, in questo momento, si parla del passaggio dalla Great Resignation al Great Burnout, con un numero considerevole di lavoratori che sta lasciando il proprio posto senza neanche avere un’alternativa già pronta (Fonte Il Sole 24 Ore).

Follia? No, pura realtà.

Peccato che secondo uno studio della Society for Human Resource Management ogni volta che un’impresa sostituisce un dipendente, spende in media da 6 a 9 mesi di stipendio in più all’anno. Per un manager che guadagna 50.000 dollari l’anno, si tratta dunque di circa

30-40.000 dollari in spese ulteriori di ricerca personale e formazione. E’ ormai palese che le persone abbandonano i contesti culturalmente tossici e che l’attenzione al benessere aziendale è una delle principali priorità strategiche per continuare a garantire continuità del business e vantaggio competitivo.

Per la funzione HR è quindi ora di sedersi ai “piani alti” e inserire in modo decisivo le iniziative di benessere aziendale nella people strategy. Occorre intervenire in modo sistemico per rendere l’ambiente lavorativo più sostenibile.

Servono “nuovi occhiali” per vedere che il mondo del lavoro non è più quello di una volta. E’ importante iniziare a parlare (ed agire) in termini wellbeing, superando le vecchie concezioni di welfare. Infatti, inserire iniziative di welfare senza un reale piano strategico, giusto per mettere una spunta alla voce “occuparsi del benessere dei dipendenti” fa ormai acqua da tutte le parti. Viviamo un contesto lavorativo impazzito dove non ci sono più orari né limiti, dove i manager devono imparare un nuovo modo di “gestire” (anzi “ingaggiare”) le persone, dove il cambiamento è una costante e l’agilità una necessità. Un contesto a cui non siamo pronti e che quindi porta con sé squilibri e malessere. Ma quindi cosa significa benessere aziendale e come si crea? Per noi di Trainect significa abilitare un cambiamento culturale agendo su 6 dimensioni chiave: ascolto e coinvolgimento, stile di leadership, sicurezza psicologica, chiarezza dei ruoli e delle priorità, apprendimento e lavoro significativo, misurazione e feedback continuo.

Significa fornire soluzioni essibili che partano dai reali bisogni delle persone, per non cadere in dinamiche di wellbeing washing. Significa ripensare e riprogettare il modo in cui viviamo il lavoro e le organizzazioni, senza semplificare la complessità.

Occuparsi di benessere in azienda è un vero e proprio piano di Change Management, anzi, di Change Engagement: non è più tempo di gestire le persone bensì di coinvolgerle come parte attiva del cambiamento. Per questo è fondamentale ascoltare e misurare. Troppo spesso si inseriscono iniziative per un mero esercizio di stile, con un enorme spreco di risorse economiche e di tempo, oltre alla frustrazione della funzione HR che rischia anche di perdere credibilità agli occhi del business. Per questo la misurazione dell’impatto è un aspetto che come Trainect presidiamo con attenzione tramite il framework OKR wellbeing. Per HR e leader aziendali è quindi l’ora di guardare le cose per come stanno realmente, cogliendo questa opportunità di trasformazione epocale del mondo del lavoro per evolvere e non per tornare indietro.

Eleonora ValèPsicologa del lavoro e Wellbeing Designer di Trainect

Trainect Staff
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