Intervista a Soukaina Chariai, Account Executive di Factorial
Quali sono secondo voi i principali trend HR dei prossimi 5 anni?
Quando guardiamo ai prossimi cinque anni, la sfida centrale per chi gestisce persone sarà bilanciare l’innovazione tecnologica con il benessere di chi è in azienda.
Tra i focus continuerà ovviamente ad esserci l’implementazione dell’AI, già oggi uno strumento di lavoro quotidiano per oltre il 76% dei lavoratori italiani. Qui il ruolo dell’HR sarà strategico: definire chiaramente perché e come usare l’AI. Il vero valore arriva quando l’AI diventa un alleato per liberare dai compiti più ripetitivi, ad esempio dando a chi è manager più tempo (e strumenti) per concentrarsi sull’ascolto e sulla crescita del team.
Poi c’è il tema dell’engagement aziendale, che è ancora tra i più bassi d’Europa. Affrontarlo richiederà un approccio multi-disciplinare: ad esempio, ripensare il welfare aziendale, passando da pacchetti standard a soluzioni più personalizzate, capaci di rispondere davvero ai bisogni delle persone. Allo stesso modo, sarà fondamentale rivedere l’equilibrio tra vita e lavoro, un aspetto sempre più centrale soprattutto per la Gen Z, sempre più presente nelle aziende e per cui la flessibilità non è più negoziabile.
Diventa cruciale anche la formazione. Sarà fondamentale offrire percorsi di crescita continui, che incrocino le esigenze dell’azienda con le aspirazioni professionali delle persone, anche in ottica di retention. Nel 2025, il 38% dei lavoratori si è detto pronto a lasciare il proprio lavoro in assenza di opportunità di sviluppo.
In che modo l’integrazione di AI e nuovi software HR sta ridefinendo i processi operativi e in che misura l’automazione sta effettivamente liberando tempo per la gestione “umana” del personale?
L’integrazione dell’AI sta aiutando a velocizzare tutti quei processi operativi che prima richiedevano molto tempo e lavoro manuale. Ad esempio, oggi non serve più compilare a mano le note spese o incrociare mail e messaggi per creare i turni di lavoro: lo può fare l’AI, sempre ovviamente con la supervisione umana.
Questo è un tema centrale in Factorial. Nella nostra piattaforma, l’AI è pensata proprio per tenere le persone al centro, quindi automatizza alcune operazioni, raccoglie e analizza dati, ma sempre per aiutare le persone a prendere le decisioni. Per esempio, può evidenziare punti chiave o disallineamenti nelle performance review, o velocizzare il recruiting analizzando centinaia di CV.
L’obiettivo è recuperare il tempo perso in attività manuali per concentrarsi sul team e su decisioni più strategiche.
Data-Driven HR: la forza dei numeri. Dalla contabilità analitica alla Business Intelligence: quanto è diventato cruciale per un’azienda basare le proprie decisioni strategiche su dati certi relativi ai costi del lavoro e alle performance?
È fondamentale. Basare le decisioni HR sull’intuito funziona solo fino a un certo punto, soprattutto quando l’azienda cresce e le persone si moltiplicano. In quel caso, tutto inizia a frammentarsi, le informazioni si perdono tra i dipartimenti e spesso le conoscono in pochi.
I dati aiutano a ricostruire una visione omogenea e a capire in modo oggettivo cosa funziona e dove intervenire. Il problema è che, spesso, i team HR non hanno un sistema per raccogliere questi dati in modo ordinato. Lo scorso anno, in Factorial abbiamo fatto un’indagine proprio su questo ed è emerso che solo il 61% delle aziende ha accesso a dati affidabili sui propri team.
Se manca questo, è impossibile prendere decisioni mirate su performance, turnover, assenteismo e sviluppo del personale. Si rischia di navigare a vista.