Intervista a Ajda Moroni Grandini, Strategic Advisor – Corporate Learning di Voxy
Quali sono secondo voi i principali trend HR dei prossimi 5 anni?
Ne vedo tre, molto concreti.
Primo: l’integrazione strutturale dell’AI nei processi HR. Non più sperimentazioni isolate, ma ecosistemi integrati che incidono su recruiting, performance, learning e workforce planning.
Nel learning – nostro ambito di competenza – l’AI abilita sistemi adattivi che personalizzano contenuti, ritmo e obiettivi sulla base delle reali esigenze professionali. In ambito linguistico significa percorsi costruiti su ciò che la persona deve saper fare nel lavoro: negoziare, scrivere, gestire call internazionali, partecipare a progetti cross-border.
Secondo: la centralità delle competenze rispetto ai ruoli. Le organizzazioni stanno passando da organigrammi statici a modelli skill-based. In questo scenario, la competenza linguistica non è più un “nice to have”, ma infrastruttura abilitante per internazionalizzazione, mobilità interna e crescita commerciale.
Terzo: la misurabilità dell’impatto. L’HR non potrà più sostenere iniziative senza KPI chiari su produttività, retention e marginalità. Anche la formazione linguistica deve dimostrare il proprio contributo a performance e competitività. La logica cambia: da costo a investimento strategico misurabile.
In che modo l’integrazione di AI e nuovi software HR sta ridefinendo i processi operativi e in che misura l’automazione sta effettivamente liberando tempo per la gestione “umana” del personale?
Nel learning l’AI ha cambiato la logica di erogazione. Oggi è possibile costruire percorsi linguistici personalizzati su ruolo, settore, livello e obiettivi professionali reali. Non più corsi standardizzati, ma formazione direttamente collegata alle responsabilità operative della persona.
L’automazione incide soprattutto su analisi e monitoraggio: test di livello, reporting, tracciamento dei progressi, identificazione dei gap. Questo libera tempo e risorse per attività ad alto valore: allineare la formazione agli obiettivi strategici e supportare manager e team nella crescita.
La tecnologia resta uno strumento. Il valore emerge quando è inserita in una visione chiara di sviluppo delle competenze e di creazione di impatto sul business.
Attrarre e trattenere: la sfida della retention. In un mercato del lavoro sempre più fluido, quali sono oggi i pilastri fondamentali per trattenere i talenti e prevenire fenomeni che hanno avuto recentemente grande impatto, come il Quiet Quitting o la Great Resignation?
Le persone restano dove crescono.
La possibilità di sviluppare competenze trasferibili e spendibili sul mercato – come le lingue – incide direttamente sulla percezione di valore dell’azienda. Un programma linguistico efficace non è solo formazione: è accesso a nuove opportunità, progetti internazionali e mobilità interna. È un segnale concreto di investimento sulla persona.
La retention si fonda su tre leve: crescita continua, leadership coerente e coerenza tra promessa e realtà. Una formazione ben progettata rafforza tutte e tre, riducendo il rischio di disengagement e fenomeni come Quiet Quitting.
Evoluzione delle Competenze (Upskilling & Reskilling). Dalla formazione linguistica allo sviluppo di soft skill: quali sono le competenze imprescindibili che le aziende devono coltivare oggi per non perdere competitività nei prossimi anni?
In uno scenario globale, le competenze linguistiche rappresentano un acceleratore strategico.
Non si tratta di inglese generico, ma di capacità di comunicare in contesti professionali complessi: presentazioni, negoziazioni, gestione di stakeholder internazionali.
Accanto a queste diventano centrali:
- AI & digital literacy
- comunicazione interculturale
- pensiero critico e adattabilità
Le aziende che investono in competenze linguistiche strutturate stanno costruendo le fondamenta per scalabilità, espansione internazionale e maggiore competitività nel medio-lungo periodo.