Interviste

Intervista a Alessandro Busso, co-founder di Wibo

Quali sono secondo voi i principali trend HR dei prossimi 5 anni?

Tre dinamiche stanno ridisegnando il lavoro in modo irreversibile.
La prima riguarda l’intelligenza artificiale, che non è più un tema futuro ma una pressione operativa presente. Il 39% delle competenze attuali sarà obsoleto entro cinque anni (WEF, 2025), e il costo del non agire è già misurabile: chi non usa l’AI efficacemente, già oggi perde fino al 20% di produttività individuale. Le aziende non possono più permettersi di aspettare che il cambiamento si stabilizzi prima di muoversi – perché non si stabilizzerà, e più si andrà avanti, più sarà difficile recuperare il tempo perduto.
La seconda riguarda la leadership, che si sta trasformando in profondità. Il modello gerarchico tradizionale, basato sul controllo e sulla specializzazione verticale, non regge più in contesti ad alta incertezza. Serve un leader-coach: qualcuno capace di creare sicurezza psicologica, dare feedback continuo, motivare team sempre più eterogenei e navigare l’ambiguità senza paralizzarsi. Non è un tema soft – è una competenza strategica che impatta direttamente i risultati di business.
La terza è che la formazione smette di essere un costo e diventa un fattore competitivo misurabile. Il 60% dei lavoratori dovrà essere formato o riqualificato entro il 2030 (WEF). Le aziende che vinceranno sono quelle che iniziano oggi, che trattano lo sviluppo delle persone come un investimento strategico – con obiettivi chiari, impatto misurabile e continuità nel tempo – non come una casella da spuntare a fine anno.

In che modo l’integrazione di AI e nuovi software HR sta ridefinendo i processi operativi e in che misura l’automazione sta effettivamente liberando tempo per la gestione “umana” del personale?

L’AI sta cambiando il modo in cui lavoriamo, ma la sfida non è solo tecnologica. Oggi il 95% delle iniziative AI in azienda non sta producendo risultati concreti. Il motivo? Le persone hanno gli strumenti, ma non sanno come cambiare i propri comportamenti e processi per usarli davvero.
L’automazione libera tempo, ma quel tempo ha senso solo se viene investito nella cosa giusta. E la cosa giusta non è eseguire meglio le stesse task di prima: è farsi domande migliori, identificare i problemi che contano, valutare le soluzioni con senso critico. Come dice Andrew Scott della London Business School: “As machines get better at being machines, humans have to get better at being more human.”
Per l’HR questo cambia tutto. Il ruolo non è più gestire una forza lavoro di esecutori specializzati: è guidare team ibridi – fatti di persone e strumenti AI – che lavorano insieme verso obiettivi di business. Chi abbraccia questa trasformazione oggi la governa. Chi aspetta, la subisce.

Evoluzione delle Competenze (Upskilling & Reskilling). Dalla formazione linguistica allo sviluppo di soft skill: quali sono le competenze imprescindibili che le aziende devono coltivare oggi per non perdere competitività nei prossimi anni?

La nostra ricerca Future Skills – condotta con il contributo di oltre 50 Manager e Director HR, L&D e P&C italiani – misura un dato che lascia poco spazio alle interpretazioni: il livello medio di preparazione percepito nelle aziende è 5/10, a fronte di un livello atteso di 8,9/10. Un gap di quasi 4 punti che non è astratto: è la distanza tra dove le organizzazioni sanno di dover arrivare e dove si trovano oggi.
Le aree più critiche, in ordine di urgenza: AI e Produttività Digitale (il gap più ampio), Leadership e Comunicazione, Adattabilità e Mentalità Imprenditoriale, Pensiero Strategico e Analitico. Le competenze più richieste? Problem Solving complesso (80%), pensiero critico (70%), Change Management (75%).
Il messaggio che emerge è chiaro: quelle che una volta chiamavamo soft skill sono diventate le competenze più strategiche che un’organizzazione possa sviluppare. Sono ciò che permette alle organizzazioni di continuare a funzionare quando tutto intorno cambia. E le aziende che lo hanno capito prima stanno già vedendo la differenza.

Perché un visitatore del #GHRSummit26 dovrebbe sedersi al vostro tavolo? Cosa rende la vostra azienda e la vostra proposta diversa dalle altre?

Prepariamo i team e le organizzazioni a guidare il cambiamento. Lo facciamo rafforzando le competenze trasversali delle persone che ci lavorano. E aiutandole a lavorare meglio con l’AI.
La nostra formazione è pratica, in live e improntata all’interazione. Partiamo sempre dal confronto diretto in aula (sia online che dal vivo) con Top Executive, che condividono la propria esperienza sul campo. I nostri trainer aiutano a trasformare l’esperienza in azioni attraverso esercizi mirati. Chi entra in aula con noi porta a casa strumenti concreti. Con impatto immediato sul lavoro quotidiano.
Il nostro approccio sistemico al learning design collega persone, team e organizzazione in un’unica visione strategica, e la nostra piattaforma proprietaria permette di monitorare in tempo reale performance e risultati.
I numeri: Oltre 15.000 persone formate in più di 150 corporate. 92% dei partecipanti mette subito in pratica quello che impara. 94% di soddisfazione. 98% di completion rate.
E non ci fermiamo qui. Stiamo già lavorando su quello che viene dopo la formazione: un AI Agent, capace di intervistare le persone in azienda, mappare le loro task quotidiane e identificare dove l’AI può davvero liberare tempo e generare valore.
Uno strumento concreto per dare a chi si occupa di HR una visione precisa di come lavora l’organizzazione, ed avere a disposizione strumenti e dati concreti per guidare l’AItransformation in azienda.

10° GLOBAL SUMMIT
Human Resources
22 | 23 APRILE 2026

ACCEDI QUI se sei registrato o ISCRIVITI