Intervista a Laura Sposato, CEO di Joule
In che modo l’integrazione di AI e nuovi software HR sta ridefinendo i processi operativi e in che misura l’automazione sta effettivamente liberando tempo per la gestione “umana” del personale?
L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il lavoro delle risorse umane, andando oltre la semplice automazione dei compiti ripetitivi per diventare uno strumento che arricchisce davvero la qualità delle decisioni. Per anni i team HR hanno dedicato gran parte del loro tempo a gestire dati frammentati, aggiornare fogli di calcolo e filtrare profili, lasciando poco spazio a ciò che rende strategico il loro ruolo: accompagnare le persone nella crescita, costruire una cultura aziendale solida e pianificare il talento in modo consapevole.
Oggi la tecnologia permette di alleggerire queste attività operative, ma il vero salto di qualità avviene quando diventa capace di mettere in evidenza pattern, competenze e attitudini in maniera integrata, trasformando dati sparsi in insight chiari e strutturati. Questo approccio consente di collegare selezione, sviluppo e retention in un’unica visione, dove le decisioni si fondano su evidenze aggiornate e non solo sulle percezioni o sulle urgenze del momento.
L’HR ritrova così il tempo per concentrarsi sulle persone, sull’engagement, sullo sviluppo dei talenti e sulla costruzione di percorsi coerenti con le ambizioni individuali e gli obiettivi aziendali. L’intelligenza artificiale, se progettata con etica e lungimiranza, non sostituisce chi lavora con le persone, ma amplifica il suo ruolo, supportando decisioni più eque e consapevoli e lasciando a chi guida le risorse umane ciò che nessun algoritmo potrà mai replicare: empatia, intuizione e capacità di leggere il contesto.
Attrarre e trattenere: la sfida della retention. In un mercato del lavoro sempre più fluido, quali sono oggi i pilastri fondamentali per trattenere i talenti e prevenire fenomeni che hanno avuto recentemente grande impatto, come il Quiet Quitting o la Great Resignation?
Attrarre talenti oggi è complesso. Trattenerli lo è ancora di più.
Fenomeni come Quiet Quitting e Great Resignation non nascono da una mancanza di competenze, ma da una mancanza di significato, crescita e riconoscimento. Le persone non lasciano solo per lo stipendio: lasciano quando non vedono evoluzione, quando non si sentono valorizzate o quando il loro potenziale rimane invisibile.
I pilastri della retention oggi sono tre. Il primo è chiarezza di percorso: le persone vogliono sapere dove possono arrivare e quali competenze sviluppare. Il secondo è valorizzazione continua del talento: non una valutazione annuale statica, ma un dialogo costante su performance, attitudini e aspirazioni. Il terzo è coerenza tra ruolo e potenziale reale: quando ciò che una persona sa fare e ciò che le piace fare non coincidono con il ruolo che ricopre, il disengagement è inevitabile.
Qui la tecnologia può fare la differenza. Con JAI Inside aiutiamo le aziende a mappare competenze, performance e attitudini in modo dinamico, creando una panoramica chiara e aggiornata del capitale umano interno. Non si tratta solo di monitorare risultati, ma di individuare potenziale inespresso e percorsi di crescita personalizzati.
Quando un HR dispone di dati strutturati su evoluzione, punti di forza e aree di sviluppo, può intervenire prima che il talento scelga di andare altrove. La retention non è una strategia reattiva: è prevenzione, ascolto e progettazione del futuro insieme alle persone.
In un mercato fluido, vince chi riesce a trasformare i dati in opportunità di crescita. Perché trattenere un talento significa, prima di tutto, metterlo nelle condizioni di brillare.
Data-Driven HR: la forza dei numeri. Dalla contabilità analitica alla Business Intelligence: quanto è diventato cruciale per un’azienda basare le proprie decisioni strategiche su dati certi relativi ai costi del lavoro e alle performance?
Oggi parlare di HR senza parlare di dati significa rinunciare a una parte fondamentale della strategia aziendale.
Il costo del lavoro è una delle voci più rilevanti a bilancio. Ma per troppo tempo è stato letto solo in chiave contabile, non strategica. La vera evoluzione è passare dalla semplice contabilità analitica alla Business Intelligence applicata alle persone.
Basare le decisioni su dati certi relativi a performance, competenze, produttività e turnover consente di rispondere a domande cruciali: Dove stiamo investendo davvero? Quali team generano più valore?
Dove si nasconde il rischio di disengagement o perdita di talento?
Un approccio data-driven permette di collegare il capitale umano agli obiettivi di business, trasformando l’HR da funzione di supporto a leva strategica.
In Joule crediamo che i dati non debbano sostituire l’intuito manageriale, ma potenziarlo. Grazie ai nostri strumenti, le aziende possono integrare informazioni su performance, attitudini e percorsi di crescita in una visione chiara e completa, individuando rapidamente i talenti più adatti e riducendo così tempi e costi legati ai processi di selezione, trasformando l’investimento sulle persone in un risparmio concreto.
La forza dei numeri non sta nel controllo, ma nella consapevolezza.
Quando le decisioni su assunzioni, promozioni o riorganizzazioni si basano su dati oggettivi, si riduce l’errore, si aumenta l’equità e si migliora la sostenibilità nel lungo periodo.
L’HR del futuro non è solo umano né solo digitale: è informato. E un’azienda informata prende decisioni più solide, misurabili e coerenti con la propria crescita.
Ci sono delle novità che presenterete al #GHRSummit26 o un prodotto o servizio che metterete in qualche modo in evidenza o di cui volete accennare in queste righe?
Al #GHRSummit26 porteremo una visione molto chiara: l’AI non deve essere un filtro che esclude, ma uno strumento che valorizza.
Metteremo in evidenza l’evoluzione della nostra suite JAI, con un focus particolare su due aspetti.
Da un lato, l’ottimizzazione di JAI One, che rende il processo di selezione ancora più fluido e integrato: dalla candidatura al ranking basato su affinità e potenziale, con insight immediati a supporto delle decisioni HR.
Dall’altro, daremo grande spazio a JAI Inside, perché crediamo che la vera sfida dei prossimi anni non sia solo attrarre talento, ma riconoscerlo e svilupparlo all’interno delle organizzazioni. Presenteremo nuove funzionalità orientate alla lettura dinamica delle performance e dei percorsi di crescita, per aiutare le aziende a prevenire turnover inattesi e costruire piani di sviluppo più personalizzati.
Il messaggio che vogliamo portare al Summit è semplice: il futuro dell’HR non è scegliere tra umano e tecnologia, ma integrarli in modo intelligente per prendere decisioni più consapevoli, inclusive e strategiche.
Perché un visitatore del #GHRSummit26 dovrebbe sedersi al vostro tavolo? Cosa rende la vostra azienda e la vostra proposta diversa dalle altre?
Un visitatore del #GHRSummit26 dovrebbe sedersi al nostro tavolo per un motivo semplice: non proponiamo un software, ma un cambio di prospettiva.
Molte soluzioni HR si concentrano sull’efficienza operativa o sull’automazione dei flussi. Noi partiamo da una domanda diversa: come possiamo rendere visibile il potenziale reale delle persone, dentro e fuori dall’azienda?
La nostra proposta è diversa perché non utilizziamo l’AI per filtrare o sostituire il giudizio umano, ma per affiancarlo con dati oggettivi su attitudini, affinità e performance.
Ciò che ci distingue è l’approccio:
- non lavoriamo solo sulle hard skill, ma sulle dimensioni attitudinali;
- non offriamo fotografie statiche, ma strumenti evolutivi;
- non promettiamo sostituzione dell’HR, ma il suo potenziamento.
Chi si siede al nostro tavolo non trova solo una demo, ma una conversazione strategica su come trasformare il recruiting e la gestione delle persone in un vantaggio competitivo misurabile.