Interviste

Intervista a Matteo Lanfranchi, Founder di Effetto Larsen

Attrarre e trattenere: la sfida della retention. In un mercato del lavoro sempre più fluido, quali sono oggi i pilastri fondamentali per trattenere i talenti e prevenire fenomeni che hanno avuto recentemente grande impatto, come il Quiet Quitting o la Great Resignation?

Le persone restano dove sentono che il loro contributo conta. Oggi la retention passa dalla qualità delle relazioni, dalla chiarezza della direzione e dalla possibilità concreta di incidere.
Quiet Quitting e Great Resignation hanno messo in luce un tema centrale: quando manca connessione con il senso del proprio lavoro, l’energia si abbassa. Per questo lavoriamo molto su visione condivisa, leadership e dialogo interno.
Quando i team hanno spazi reali di confronto e una cultura che valorizza il contributo individuale, l’engagement cresce in modo organico. E con lui cresce anche la voglia di restare.

Il benessere aziendale non è più solo un benefit: come si sta evolvendo il concetto di Welfare per rispondere ai bisogni reali delle persone e migliorare concretamente la qualità della vita lavorativa?

Il benessere oggi riguarda l’esperienza quotidiana delle persone dentro l’organizzazione. Le persone cercano ambienti in cui possano lavorare con fiducia, chiarezza e coerenza tra ciò che viene dichiarato e ciò che viene praticato. Quando il clima è positivo e le relazioni funzionano, anche performance e motivazione trovano terreno fertile. Il welfare diventa così una leva culturale che attraversa tutta l’organizzazione.

Cultura dell’appartenenza aziendale: community e advocacy. Come si costruisce oggi una narrazione aziendale autentica capace di trasformare i dipendenti in veri Brand Ambassador e di far sentire le persone parte di una comunità attiva?

Le aziende raccontano molte storie. La domanda è: le persone si riconoscono in quelle storie?
L’appartenenza cresce quando i collaboratori hanno spazio per contribuire alla visione e quando la cultura viene sperimentata nella pratica, attraverso progetti condivisi e momenti di confronto. In quei contesti nasce una community viva, capace di raccontarsi dall’interno. L’advocacy è il risultato di un’esperienza che lascia traccia.

Dopo anni di digitalizzazione forzata, che valore assume oggi l’attività esperienziale e la facilitazione nel ricostruire legami di fiducia e spirito di squadra all’interno delle organizzazioni?

Il corpo nella comunicazione ha un ruolo fondamentale, e questo (o la sua mancanza) incide molto sull’esperienza complessiva di una persona sul luogo di lavoro. La presenza fisica cambia la qualità dell’ascolto, rende visibili le dinamiche, riattiva attenzione e responsabilità reciproca. Aggiunge proprio una dimensione nell’equazione.
Con Effetto Larsen lavoriamo molto in modo “analogico”: utilizziamo lo spazio, il movimento, la voce, il confronto diretto per creare contesti in cui diventi evidente il ruolo spesso invisibile che ha il nostro corpo nelle relazioni, personali o professionali che siano. In questo senso mettere le persone nella condizione di esserci “davvero” rafforza la fiducia e permette ai team di ritrovarsi come gruppo. In quel momento lo spirito di squadra non si dichiara, si sente.

Perché un visitatore del #GHRSummit26 dovrebbe sedersi al vostro tavolo? Cosa rende la vostra azienda e la vostra proposta diversa dalle altre?

Al nostro tavolo si parla di cultura organizzativa in modo pratico. Da quasi vent’anni portiamo un metodo originale, creativo, partecipato dentro i contesti aziendali per attivare dialogo, visione condivisa e coesione.
Chi desidera lavorare su community, leadership e trasformazione culturale troverà un confronto concreto, orientato all’azione.

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22 | 23 APRILE 2026

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